Ricordando Suor Ausilia

Giugno 15, 2008

Otto giorni fa Suor Ausilia improvvisamente e tragicamente ci lasciava. Sconcerto, dolore, vuoto, incredulità… Sono questi i sentimenti che hanno preso i giovani dell’Epicentro e dell’Oratorio.
Spesso nei giorni scorsi ci siamo chiesti il perché di questa morte. L’unica risposta che riuciamo a trovare è sempre e comunque la nostra fede in Gesù morto e risorto.
I giovani dell’Epicentro, per ricordare concretamente Suor Ausilia, hanno voluto assumersi l’impegno di portare avanti il laboratorio di “clowneria” che Suor Ausilia avrebbe introdotto quest’anno durante l’estate ragazzi.
Ci piacerebbe che questa discussione potesse raccogliere i commenti, i ricordi e le riflessioni di chi ha conosciuto Suor Ausilia e a questo proposito di seguito il ricordo di Suor Ausilia che Michele Angeloro ha scritto e letto oggi al termine della celebrazione della Messa in suffragio di Suor Ausilia ad otto giorni dalla sua scomparsa.

Ciao Ausi,

hai visto? Ti ho scritto anch’io una lettera come hai fatto tu al mio compleanno; quelle parole, fra le più belle e sincere che io abbia mai ricevuto, semplici ma piene d’affetto proprio secondo il tuo stile.
Avrei voluto fare la stessa cosa ma sono arrivato tardi o meglio, hai fatto prima tu.
Tuttavia però le occasioni in cui abbiamo avuto modo di confrontarci sono state tante.
Ricordo benissimo quei momenti in cui mi dicevi: “allora facciamo un gioco: tu mi dici un mio pregio e un mio difetto e poi io ti dico un tuo pregio e un tuo difetto”.
Devo dirti la verità, all’inizio pensavo che tu barassi perché secondo me eri sempre troppo buona quando arrivavi ai miei difetti.
Solo dopo però ho capito che in realtà a te i difetti interessavano relativamente; a te quello che interessava davvero era trovare punti accessibili al bene, proprio come voleva Don Bosco.
Per non parlare della tua buonanotte che la sera ci davi dicendo: “Ricordatevi ogni tanto che vi voglio bene”. Attraverso questa frase traspariva perfettamente il tuo amore e la tua umiltà, infatti dicevi: “Ricordatevi ogni tanto…” quasi come volessi stare sì nel nostro cuore e nei nostri pensieri ma sempre con molta discrezione.
E quando non riuscivi a vederci per la buonanotte, non c’era nessun problema: bastava che ti lanciassi un sassolino vicino alla grata della tua finestra per vederti apparire lì, che con il tuo sorriso dicevi: “Ora vi butto un secchio d’acqua”.
Eri davvero unica!
D’ora in poi lo ricorderemo sempre, e non solo ogni tanto, che tu ci vuoi bene, ma tu ricorda che anche noi te ne vogliamo tanto e te ne vorremo per sempre e, quando un giorno ci rincontreremo, te lo griderò forte come non ho mai fatto; te lo grideremo tutti insieme, quando saremo tutti riuniti. Perché tu sei andata via prima solo per preparare a tutti noi, insieme a Don Bosco, un posto in Paradiso!
Grazie e arrivederci Ausi!

Michele


Segnalazione

Maggio 13, 2008

Ci è stato sergnalato dal mitico “Presidente” questo blog che sottoponiamo alla vostra lettura e ai vostri commenti sperando di suscitare interessanti discussioni.


Lettera ai giovani del Vescovo di Verona

Maggio 10, 2008

Dopo il pestaggio e la morte di Nicola Tomassoli, pubblichiamo la lettera ai giovani del vescovo di Verona. Si tratta di un accorato appello che mi sento di condivedere in pieno. Lo propongo alla vostra riflessione

Carissimi giovani,

la tragica morte per pestaggio di Nicola ha lasciato Verona civile e religiosa in uno stato d’animo di costernazione e di angoscia. Ci rifiutiamo però di siglare Verona come città prigioniera della violenza e dal facile delitto. Verona è ben altro. E soprattutto ci rifiutiamo di credere che il mondo dei giovani veronesi trovi nei cinque giovani responsabili del delitto, infame e allucinante, il modello di riferimento. Sono certo che ne provate sdegno. Anzi, che il fatto esecrabile suscita in voi una gran voglia di essere protagonisti non di morte ma di vita.

In questo momento di comune dolore, vorremmo raccogliere qualche input che Nicola stesso vi affida. Sotto forma di SMS.

La stagione di vita che la Provvidenza vi sta donando sia colta come opportunità di crescita, nel segno dell’amore, della responsabilità, della solidarietà, dell’operosità nell’impegno, della gioia e della fede.

Divertitevi, perché siete giovani. Ma sempre con moderazione, senza lasciarvi travolgere dallo scatenamento incontrollato di stati d’animo irrazionali, resi ancor più tempestosi dall’assunzione di alcolici e stupefacenti. Ricordate che lo sballo è sempre una sconfitta. Del resto, vedete come la follia di una notte rovina la vita di famiglie intere che non hanno più pace. Su tutto abbia il sopravvento il buon senso

Non concedete nulla alla legge del branco che fa di voi dei gregari. Cercate la compagnia bella, pulita, allegra e persino spensierata, fedele al punto da potervene fidare. Abbiate il coraggio delle grandi vette, anche a costo di corrispondenti sacrifici, quelli del resto che non ricusate di affrontare per porvi in pole position nelle competizioni agonistiche.

Applicandovi evidentemente nello studio per assicurarvi una preparazione professionale adeguata e gratificante, ma anche donando del tempo a coetanei diversamente abili e a persone in difficoltà. Non c’è gioia più grande di quella che germina dal dono di sé. Gratuito e generoso. Per essere felici basta far felice qualcuno. Parlate, aprendovi alla confidenza, con chi vi è compagno autorevole di viaggio, come i genitori, i docenti di grande personalità, gli animatori di vostra fiducia, i presbiteri di profonda sensibilità.

Fateci il regalo di mettere anche nelle nostre mani di adulti la password che ci consenta di entrare nel vostro mondo, di carpire la vostra sensibilità, di intercettare le vostre attese e le vostre problematiche. Dialoghiamo! A carte scoperte.

Date senso al vostro vivere giovanile, anche nelle giornate tempestose. Ricordatevi che il senso del vivere val più del vivere e vi aiuta a vivere anche quando siete tentati di lasciarvi andare alla deriva. Che se troverete il Senso del vivere in grande, magari identificato in Gesù Cristo, sperimenterete la bellezza impareggiabile del vivere umano. Rinnovate l’alleanza con lo Spirito Santo ricevuto nella Cresima!

Fatevi onore. Fateci vedere quanto valete e che siete una promessa e che non è giusto classificarvi soltanto dei piantagrane.

Nicola conclude i suoi SMS con un appello: fate in modo, che il sacrifico della mia vita non sia stato inutile! Realizzate una vita di grande qualità. Degna dell’essere giovani. Più fortunata della mia. Senza paura di finire i giorni terreni in modo così tragico. Appunto perché il seme della zizzania di una cultura che snobba la vita è del tutto polverizzato.

A nome di Nicola e dei suoi genitori, dei vostri genitori, come pure degli stessi aggressori, in preda allo spavento e ai rimorsi per ciò che hanno commesso, e in particolare dei loro genitori, affranti dall’angoscia, vi sono vicino con affetto e stima.

+ Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona


L’Epicentro in Africa

Gennaio 18, 2008

img_2960.jpgDal 14 dicembre 2007 al 7 gennaio 2008 Mauro Camillo, Antonio Moscatelli, Sara Debellis, Giovanni Stilla, ed io abbiamo vissuto una straordinaria esperienza in Africa nella missione di Wansokou. Anzitutto vi invito a visitare il sito dell’Epicentro dove potrete vedere diverse foto del viaggio. Poi, siccome Sara e Antonio stanno girando nelle mie classi per raccontare la loro esperienza, Giovanni ha parlato ai peer educators, Mauro ha parlato agli Scout del San Severo 3, sarebbe interessante parlare anche qui di questa realtà, di quello che magari ha suscitato in voi ciò che avete sentito. Certo, più volte ho detto che una cosa è parlare un’altra cosa è vivere un’esperienza come l’Africa, però possiamo tentare: magari viene fuori qualche riflessione bella ed interessante. A voi!


Incontro con Padre Cipriano De Meo

Novembre 22, 2007

Ieri 21 novembre si è tenuto il previsto incontro con Padre Cipriano De Meo che ci ha parlato della suo ministero di esorcista. La partecipazione è stata quella delle grandi occasioni: il nostro auditorium era strapieno. Padre Cipriano, oltre a raccontarci la sua esperienza, ha risposto alle domande dei ragazzi facendo luce su tanti punti, in materia di esorcismo,sui quali c’è spesso tanta confusione.
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Saremo condannati da Dio e dagli uomini

Novembre 20, 2007

Da “Il Corriere della Sera” del 19 novembre

BENEVENTO - «In Italia ci sono bambini che giocano a dadi e che pagano i loro debiti organizzando la baby-prostituzione». È l’allarme lanciato da Benevento dal ministro dell’Interno, Giuliano Amato. «Ho saputo una cosa sconvolgente, che ci sono bimbi che si giocano a dadi centinaia di euro - ha detto Amato - e che poi organizzano la baby-prostituzione per pagarsi i debiti». «Questo accade in Italia, tra di noi, e la politica deve cogliere questi fenomeni. Non è sociologia, questa è politica, perché se non facciamo qualcosa per riacchiappare la situazione e ridare fiducia al Paese saremo condannati da Dio e dagli uomini».


Indagine choc!

Novembre 20, 2007

Da “Il Corriere della sera” di oggi 20 novembre 2007

ROMA — L’allarme è stato come un fascio di luce che acceca: ci sono baby squillo sulle strade. Ce l’hanno messe i loro coetanei, per pagare debiti del gioco d’azzardo. Giuliano Amato, ministro dell’Interno, ha lanciato un sasso, l’altro giorno. E adesso rischia di venire giù una montagna. Perché quella del titolare del Viminale è la punta dell’iceberg. Ma basta fermarsi un attimo e scoprire che l’infanzia più tradizionale, ormai, non riesce a superare le classi elementari. Perché: c’erano una volta i bambini. E le bambine che giocavano con le bambole. Avevano dodici-tredici anni. E la Società italiana di pediatria (la Sip) li interrogava con domande tipo: che giornali girano in casa tua? Usi il computer? Qual è l’avvenimento che ti ha colpito di più quest’anno? L’ultima ricerca fatta così è datata 2003: non serviva più a niente. Non di certo a fotografare la realtà. E adesso a leggere l’ultima ricerca della Società dei pediatri presieduta da Pasquale Di Pietro, quella del 2006, vengono i brividi. Proprio oggi che anche in Italia celebriamo la Giornata dell’Infanzia. Il campione: 1.251 bambini tra i 12 e i 14 anni. Una domanda. Una delle tante del questionario: «Hai mai visto un tuo amico ubriaco?». Sì, dice il 37,4% del campione. Non solo, l’8,4% aggiunge: spesso. Un’altra domanda: conosci qualcuno tra i tuoi amici che ha fumato una canna? E questa volta è quasi uno su due (44,3%) a rispondere un tondo: sì. Un altro esempio? Tre ragazzini su quattro non esitano a confessare di fare cose che loro stessi definiscono rischiose, come ubriacarsi, appunto, bere liquori, prendere farmaci, uscire da soli la sera tardi, avere rapporti sessuali non protetti. Già: hanno rapporti sessuali frequenti, i nostri ex bambini.

 

Modelli educativi
Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra dell’età evolutiva, non ha dubbi: «L’anticipazione delle tappe dello sviluppo è dovuta ai modelli educativi. Come dire? Sono stati mamma e papà che hanno voluto che succedesse, si sono dati da fare per diversificare il modello culturale che loro avevano ricevuto. Hanno accelerato le capacità di socializzazione dei loro figli. Hanno tolto loro il senso di colpa, il senso della paura. Basta provare, per credere. Basta entrare in una qualsiasi seconda media d’Italia e capire che è impossibile far sentire in colpa questi ragazzi o mettere loro in qualche modo paura». Succede così anche nella seconda media statale di Gela, Sicilia? «I ragazzi sono molto decisi, è vero», garantisce Ela Aliosta, preside della scuola media alle soglie della pensione. Sono quarant’anni che la signora Aliosta ha a che fare con i ragazzi delle medie. Dice adesso: «Sono cambiati. E molto. Fisicamente, prima di tutto: un tempo le femmine arrivavano ragazzine in terza media. Oggi assomigliano a donne già quando entrano in prima. Soprattutto per come si vestono, si truccano, si pettinano i capelli. Con la complicità dei genitori, è ovvio».


Ecco cosa può succedere usando le chat

Novembre 20, 2007

Da “Repubblica” del 19 novembre

ST.LOUIS (Missouri) - Sedici anni, simpatico, bello, lui. Lei, quasi 14 anni, perennemente a dieta, insicura, da qualche anno in cura per depressione. Quando lui si affaccia su MySpace e inizia a fare l’amico, lei quasi non ci crede. Così Josh Evans entra nella vita di Megan Meier e illumina le sue giornate trascorse nella tranquilla provincia americana di Dardenne Praire, vicino a St. Louis. Ma quella che sembra una innocua amicizia virtuale fra ragazzini, innocua non è e finisce in tragedia. Da un giorno all’altro Josh scarica Megan senza motivo, coprendola di insulti. Lei non capisce e non si dà pace. “Tutti sanno chi sei. Sei una persona cattiva e tutti ti odiano. Che il resto della tua vita sia schifosa. Il mondo sarebbe un posto migliore senza di te”: questo è il testo dell’ultimo messaggio che Megan legge sconvolta, prima di suicidarsi per la disperazione, impiccandosi all’armadio di camera sua.

Non è finita qui. Josh - salta fuori dopo la morte di Megan - non è mai esistito. La sua identità virtuale, con tanto di foto e profilo dettagliato su uno dei siti più amati dagli adolescenti, è stata creata da due adulti: i genitori di una bambina di cui Megan era stata amica, ma con cui poi aveva litigato. Abitavano nella stessa strada e continuavano a vedersi ogni tanto. Era un “gioco”, uno scherzo per farle credere che qualcuno si fosse davvero interessato a lei, per scoprirne i segreti e le confidenze e poi riportarla bruscamente coi piedi per terra, facendo sparire il ragazzo e ricordandole che “Megan è una p…”, “Megan è grassa” e “nessuno vuole diventare amico di una ragazza che tratta male i suoi amici”.

Troppo perverso per essere vero? Eppure non è un film. E’ successo negli Stati Uniti, in Missouri, come racconta il giornale locale, il St. Charles Journal. E al di là della tragedia personale di Megan, adolescente depressa che da quando aveva trovato Josh sembrava diventata un’altra, solleva nuovamente il dibattito sui pericoli del cyberspazio e del cybermobbing, in particolare se a farne le spese sono ragazzini, adescati sui siti frequentati dai loro coetanei.

La madre di Megan non riesce a farsene una ragione: sapeva bene che su MySpace, con i suoi 70 milioni di utenti, non sempre chi si incontra è chi dice di essere. Sul sito la lista delle regole da rispettare è lunga, ma i controlli sono scarsi. Per questo controllava sempre quello che succedeva mentre Megan era collegata, ma proprio quel pomeriggio era dovuta uscire all’improvviso. Al suo ritorno a casa, aveva trovato Megan disperata e inconsolabile per quei messaggi cattivi. Neppure col padre aveva voluto parlare: era salita in camera dove si era chiusa, mentre i genitori erano di sotto a preparare la cena, e lì si è uccisa.

Dalla tragedia, successa nell’ottobre del 2006, la famiglia non si è più ripresa. Il colpo di grazia è stato scoprire, qualche settimana dopo, che dietro al ragazzo che aveva spezzato il cuore della loro figlia fino a farla morire c’erano due vicini di casa, che avevano pianto con loro la perdita della bambina. A rivelarlo è stata un’altra vicina di casa, che ha spiegato come sua figlia, della stessa età di Megan, avesse partecipato allo scherzo pensando che non ci fosse nulla di male, visto che ad idearlo erano stati i genitori della sua amica. La ragazzina aveva la password per accedere al finto profilo di Josh e sembra sia stata proprio lei a mandare quell’ultimo messaggio, il più spietato, che ha fatto disperare Megan.

La storia finisce qui: non ci saranno accuse penali per la morte di Megan, e i genitori non faranno causa, ma vogliono giustizia. La loro battaglia ora è per cambiare la legge: vogliono che quello che è successo alla figlia, di cui sono responsabili degli adulti, diventi un reato. Ed è per questo che raccontano il loro dramma. Alla fine, la scelta è stata di Megan, ricorda il padre Ron. “Ma è come se qualcuno le avesse messo in mano una pistola carica”.


Primo ritiro spirituale dell’anno

Novembre 10, 2007

Il primo ritiro spirituale del nuovo anno sociale è stato anche il primo ritiro vissuto insieme ad alcuni giovani dell’Oratorio Centro Giovanile “Don Bosco”. Propongo alla vostra attenzione un articolo scritto da Michele Angeloro dell’O.C.G. sull’esperienza vissuta.

 

Il giorno 28 ottobre, insieme al gruppo dell’Epicentro di Don Nico, noi dell’Oratorio Centro Giovanile “Don Bosco”, abbiamo vissuto una mattinata di ritiro.

La giornata non era delle migliori, e un po’ di pioggia e di vento non sono certo bastati ad affievolire il desiderio e la voglia di condivisione.

Il tema del ritiro era “Pregare il tuo pit-stop”, incentrato sull’importanza del silenzio e della riflessione. Veniva sottolineato quanto è importante ogni tanto fermarsi e fare “rifornimento” proprio come, durante una gara automobilistica, ogni macchina ha bisogno di fare pit-stop per poi ripartire. Particolare rilievo è stato dato al tema “scegliere e saper scegliere” e alla responsabilità che ognuno di noi ha delle proprie scelte, ciascuno in relazione alla propria età.

Subito dopo ognuno ha avuto modo di riflettere in maniera individuale e, dopo la messa, un momento di condivisione importante è stato proprio quello del pranzo durante il quale, sono spuntati i primi raggi di sole che sembravano anche essi quasi voler partecipare a quel bellissimo momento. Fra un panino e l’altro si approfittava per dare due calci al pallone o per fare battute e scherzi. Dopo il pranzo, a conclusione del ritiro, abbiamo formato un grande cerchio e ognuno ha avuto la possibilità di esprimere le riflessioni maturate durante il proprio “silenzio” e considerazioni generali circa l’andamento della mattinata.

Questa giornata è stata per entrambi i gruppi molto significativa perché ha rappresentato il primo passo verso la costituzione di una nuova famiglia, ed è stato sorprendente vedere come tutto ciò sia avvenuto in maniera così naturale e spontanea.

Insomma, c’è solo da dire grazie a Don Nico per averci dato questa opportunità e, che dopo averci spalancato le porte, si è costituito come ponte fra due realtà che ora iniziano a camminare insieme e a lavorare unite perché la Chiesa si edifichi ogni giorno a partire proprio dai giovani, come voleva Don Bosco.


Festa di inizio anno

Novembre 10, 2007

A proposito della festa di inizio anno, propongo alla vostra attenzione un articolo scritto dal nostro Mauro Camillo per il notiziario dei Salesiani.

Sabato 20 ottobre, come ormai tradizione, l’Epicentro Giovanile di San Severo ha festeggiato l’inizio del nuovo anno sociale, un modo allegro per ricordare a ragazzi e responsabili che l’ozio estivo è finito e bisogna rimboccarsi le maniche per riprendere le regolari attività che scandiscono la vita del Centro e che è tempo di lavorare per mettere in pratica quanto programmato nel campo scuola estivo. I più attenti faranno senz’altro notare che ottobre è un po’ tardino per sancire l’inizio del nuovo anno ed infatti solitamente la festa si tiene nel mese di settembre, ma questo ritardo è giustificato da uno dei motivi più stimolanti della festa stessa… alla realtà dell’Epicentro Giovanile nel mese di agosto di quest’anno si è unita quella dell’Oratorio Centro Giovanile Don Bosco. Quindi come tutte le fusioni ha richiesto un po’ di tempo per partire ma adesso c’è una nuova famiglia che riunisce in un unico luogo le peculiarità delle due realtà della Chiesa sanseverese che vivono da sempre per i nostri giovani. E’inutile dire che la festa è stata un successone per i ragazzi e per chi ha lavorato per l’organizzazione. Tra le frittelle calde cotte sul posto e i dolci fatti in casa portati dai ragazzi di sicuro nessuno è andato via affamato ed il gioco quiz organizzato ha divertito tutti provando ancora una volta che un divertimento sano ed alla fine semplice può riempire il cuore di gioia più di ogni altra cosa. Per chi volesse conoscere meglio qualche momento della festa anche del resto della vita dell’Epicentro Giovanile esiste un bel sito web da visitare www.epicentrogiovanile.it.